TORNA, SIGNORE! Guarda dal cielo e visita la terra

Il tempo di Avvento

È la «venuta»! È un «avvenimento»! In questo tempo celebriamo il Signore come il «Veniente»: colui che è venuto, viene e tornerà.
L’azione liturgica è presenza attuale di tutta la grazia salvifica di Gesù. È proprio per la sua risurrezione che ormai la sua presenza è, per così dire, slegata dallo spazio e dal tempo e può essere qui, ora, tutta per noi che ci riuniamo in preghiera per fare memoria di lui.
Nelle nostre chiese ci sono alcune testimonianze anche visive di questo. Quando nell’abside troviamo Maria e più in alto il Cristo Signore del mondo (Pantokrator), poi guardiamo l’altare, abbiamo tre immagini che ci dicono chi stiamo celebrando:

  1. è il Verbo incarnato in Maria, cioè il Signore che è venuto;
  2. il Cristo Signore che verrà nella gloria sulle nubi del cielo
  3. e che sull’altare viene adesso, qui per noi.

In realtà il tempo di Avvento è un tempo che insegna quale sia l’atteggiamento della Chiesa sempre: essa attende colui che è venuto e che noi sacramenti continua a farsi presente, ad alimentare la fede e donare la certezza che verrà. Un sacramento della presenza del Signore è il fratello. Gesù infatti si identifica con i fratelli: «Quello che avete fatto a questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me…» (cf Mt 25,40-45). Chi tocca un uomo tocca il verbo incarnato, poiché egli ha assunto l’umanità tutta e, pertanto, è in qualche modo ogni uomo. Sempre è lui che patisce violenza nei piccoli, è ucciso, oltraggiato, escluso… La sua passione continua nell’umanità sino alla fine del mondo.
Proprio all’inizio di un nuovo Anno Liturgico, vorremmo imparare che Dio, in Gesù ha già assunto ogni piccolo o grande dolore e lo ha offerto per la salvezza di tutti. Tale pensiero dona pace, speranza, gioia; in pratica, io accetto che il mio dolore sia già stato offerto da Gesù per il mondo e dico «Sì» alla mia piccola parte nella redenzione del mondo. Neppure una stilla del nostro dolore è sprecato. Portiamo così a compimento, per quel ci è chiesto, la passione di Gesù.
È una sapienza da imparare da giovani, non si improvvisa! Così ci si prepara al momento in cui il dolore verrà a bussare alla nostra porta. Esso non ci uccide più e non ci incattivisce come purtroppo accade anche a cristiani e religiosi la cui fede sembrava tanto salda.
Un cristiano non soffre da disperato, né ritiene il dolore una disgrazia o un castigo, esso fa parte della nostra vita ferita ma Gesù gli ha strappato la forza mortifera e ne ha fatto strumento di salvezza, da allora è diventato redenzione e grazia quando è vissuto come un’obbedienza filiale, come una sorta di scelta, come Gesù
Tutto questo è possibile se si prega come fece il Maestro, tutta la vita (cf Eb 5,7), e si impara a stare con il Signore che è il Dio-con-noi, come nell’ambiente vitale in cui siamo immersi. Nulla sfugge alla sua provvidenza e anche alla sua giustizia.
Nella nostra liturgia, poi, portiamo i fratelli, tutti, il loro ed il nostro dolore, il mondo e la creazione con la sua fatica. Di domenica in domenica, o giorno dopo giorno, lungo l’Anno Liturgico siamo accompagnati dalla Parola di Dio e dalla sua grazia per andargli incontro. L’incontro nella morte per il cristiano è un incontro nuziale, una nascita, un’entrare nella vita eterna, un «vedere» Dio così come egli è e com’è stato sottomesso, per la lunghezza di tutta una vita. Gesù Cristo, ricorda papa Francesco, è la via dell’uomo a Dio. Dio è la meta, la ricompensa, il destino per noi.

            C.C.

                                                                                                         AVVENTO 1

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.