Incontro agli altri questione di educazione

Incontro agli altri questione di educazione

di Mario Pollo

 

 L’uomo è un essere progettuale e relazionale. Progettuale, significa che la sua natura non è determinata alla nascita da un patrimonio genetico costruttivo o dopo la nascita da altrettanto costrittive condizioni ambientali e sociali, e che, quindi, egli ha di fronte a sé come compito la propria autocostruzione, utilizzando sia il patrimonio genetico di cui è portatore, sia ciò che gli offre l’ambiente naturale e sociale in cui abita. Relazionale indica che l’uomo per costruire se stesso, per compiere la propria umanità particolare ha bisogno della relazione con l’altro.

Per queste caratteristiche l’educazione è un elemento costitutivo, non opzionale, dell’umano.
Senza educazione, infatti,  non può darsi il processo di umanizzazione e senza relazione non esiste educazione.
È attraverso le relazioni con le persone, con le istituzioni, con la cultura e la natura che ogni essere umano disegna i suoi confini individuali e sociali, si autocomprende e comprende, dandogli una forma intelligibile, il mondo che abita.
La relazione è intesa naturalmente come quella forma di comunicazione complessa in cui si intrecciano in modo inestricabile significati, sentimenti ed emozioni.
La relazione richiede l’esistenza di un oggetto esterno a chi la vive, un altro, e la capacità di creare trai mondi abitati dall’altro e dal soggetto un mondo almeno parzialmente comune.
Senza l’esistenza di questo mondo comune, non può esistere alcuna relazione.
Il sistema relazionale in cui sono immerse le persone può essere considerato come una serie di anelli concentrici che vanno da quelli interni di una comunicazione, segnata fortemente dalla dimensione dell’esperire esistenziale soggettivo, a quelli più esterni segnati maggiormente dalla dimensione razionale e dialettica.
Questa trama complessa di relazioni di qualità simboliche ed esistenziali differenti è, di fatto, l’ordito sul quale il telaio della mente delle persone costruisce il mondo.
Questo mondo è sempre e comunque in bilico tra oggettività e soggettività, tra solitudine e compagnia.
L’elemento che è in grado di spostare questo mondo dalla soggettività solitaria all’oggettività della compagnia è l’esperienza dell’alterità, in altre parole l’esperienza dell’ascolto e della condivisione con l’altro.
L’alterità, quindi, come movimento attraverso il quale la persona può sfuggire all’implosione verso quella forma di soggettività distruttiva che è il narcisismo o semplicemente  l’egocentrismo e aprirsi a quella soggettività, specchiata dalle altre soggettività, che è alla base sia della costruzione di un sé maturo che della capacità di un’efficace partecipazione solidale alla vita sociale.
L’educazione si svolge in questo gioco relazionale complesso, anzi ne costituisce l’ordine e la regolazione. Infatti essa si pone come selezione organizzata delle relazioni dell’educando con il mondo. Buber chiarisce magistralmente questo quando afferma: «Il mondo, cioè tutto il mondo circostante, natura e società “educa” l’uomo: ne suscita le forze, lascia che esse afferrino e compenetrino i suggerimenti del mondo. Ciò che noi chiamiamo educazione, quella consapevole e voluta, significa selezione del mondo agente operata dall’uomo; significa attribuire potere decisivo ed efficace a una selezione del mondo raccolta e mostrata dall’educatore. Si ha cura del rapporto educativo sottraendolo alla corrente priva di intenzione all’educazione universale: curandolo come intenzione. Così solo nell’educatore il mondo diventa il vero soggetto del proprio agire».[1]
La trama delle relazioni tessuta dall’educazione non può perciò essere casuale, prodotta cioè dal disordinato sovrapporsi di eventi, occasioni, bisogni, desideri e intenzioni e, in generale, dall’apertura non organizzata del soggetto verso il mondo, ma deve essere ordinata, strutturata nella persona dell’educatore.
Da un altro punto di vista si può affermare che la trama delle relazioni costitutiva dell’educazione deve essere organizzata dai codici e dalle norme della cultura e dall’ordine del significato. A proposito del ruolo del significato occorre ricordare che il tessuto di relazioni esistenziali non si esaurisce nella dimensione affettivo – emotiva dell’educazione, in quanto investe anche la dimensione cognitiva e che è proprio il significato che costruisce il ponte che collega la dimensione cognitiva con quella dell’emozione / sentimento, consentendo la strutturazione unitaria della complessità della relazione.
Il significato è l’ordito segreto che tesse la trama delle relazioni dell’educazione, ed è quindi ciò che pur avendo la consistenza dei sogni, consente alla persona di scoprire se stessa nello specchio degli altri e del mondo disegnato dai sistemi simbolici. E nello stesso tempo consente di costruire quell’insieme umano immateriale che è la cultura, l’immateriale tessuto connettivo della società, costitutivo dell’umanità. Non solo. Il significato è anche il principio organizzatore della ricerca sul senso del destino dell’uomo nel mondo.
Solo nella trama delle relazioni unificate e dotate di senso dal significato la persona può divenite se stessa con e per gli altri.
Con gli altri uomini: con quelli che hanno vissuto prima di lei, con quelli che vivranno dopo di lei e con quelli con cui condivide il suo tempo.
L’educazione consente il passaggio dal caos all’ordine proponendo la tessitura, attraverso l’organizzazione del significato delle emozioni, dei dati e delle informazioni nell’unità complessa della cultura.
Si può dire che l’educazione non è un amplificatore delle relazioni delle persone con il mondo, ma un riduttore selettivo che consente di ridurre il caotico ribollire di emozioni e informazioni in un ordine dotato di significato all’interno del tessuto unificatore della cultura.
Senza questo ordine interiore, nato nella relazione, non si può accogliere l’alterità come arricchimento della propria singolarità.

[1] M. Buber, Sull’educativo, in M. Buber, “ Il principio dialogico e altri saggi”, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 1993, p.168la-cooperazione-possibile.

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