Il pensiero di Karol Wojtyła sull’educazione sessuale

di Roberta Sciamplicotti tratto da “http://www.aleteia.org/”

Nell’articolo “Il problema dell’educazione sessuale dal punto di vista della teologia”, contenuto
nella raccolta di testi di Karol Wojtyła “Educare ad amare. Scritti su matrimonio e famiglia”
(Cantagalli), il futuro Giovanni Paolo II spiega un concetto che riconosce come “abbastanza
difficile” e che richiede “una grande responsabilità”.
Con l’espressione “educazione sessuale”, indicava Wojtyła, si intende “una introduzione o
addirittura un certa forma di iniziazione alla problematica della procreazione e conseguentemente
alla problematica della sessualità”.
Le scienze naturali, la biologia e anche la psicologia “hanno moltissimo da dire su questa materia”,
osservava, ma l’educazione sessuale ha per i credenti anche “un significato religioso, poiché la sua
forma completa si delinea alla luce della fede e dovrebbe venire guardata dal punto di vista
teologico”.
Ciò avviene “soprattutto perché l’educazione sessuale introduce ad uno dei capitoli più importanti
della morale, e la morale per i credenti porta con sé un significato religioso”.
L’educazione sessuale è “uno degli impegni formativi più difficili, e molto spesso i genitori o gli
educatori non riescono a realizzarlo, quando non lo vogliono neanche assumere”.
Il problema dell’educazione sessuale, indicava il futuro papa, “non è il problema di una sola volta né
di un solo livello”: “si tratta dunque non solo di introdurre alla problematica della procreazione e
della vita sessuale le persone che ancora ignorano completamente, e cioè i bambini, ma anche di
continuare a parlarne ai giovani e infine agli adulti di cui si potrebbe pensare che siano già educati,
ovvero siano già ben a conoscenza dei temi della sessualità”.
La sola conoscenza, se non unita ad una adeguata disposizione ad agire, “ossia alla virtù”, non
risolverebbe comunque “niente in questa materia che rappresenta particolarmente uno dei
problemi più difficili della morale umana”. Anzi, la conoscenza priva della virtù “può diventare
addirittura una fonte del male morale”.
“Una piena consapevolezza delle leggi della vita sessuale senza una adeguata maturità”,
aggiungeva, “può essere pericolosa non meno che l’inconsapevolezza”, ed è “più difficile recuperare
gli errori di un’educazione sbagliata che sviluppare adeguatamente quella che parte dall’inizio e
procede sempre più profondamente nel formare alla verità della procreazione e della vita
sessuale”.
Per colui che sarebbe poi diventato papa Giovanni Paolo II, l’aspetto più importante della questione
dell’educazione sessuale è quello “della verità, dove verità significa corrispondenza alla realtà
obiettiva”, il che richiede di “assicurare e anche di tirare fuori il valore della persona”. Accanto a
quest’ultimo aspetto, è fondamentale parlare anche del tema del “rapporto tra la natura e il
Creatore, che si attua nella procreazione e resta valido per tutta la vita sessuale”.
La comprensione del rapporto tra la natura e il Creatore in riferimento alla vita sessuale sembra
costituire “il capitolo più difficile dell’educazione sessuale guidata in modo cristiano, cioè nello
spirito di fede”. Pare che “proprio in questo contesto si possa affermare che l’educazione sessuale
contiene un elemento di un’introduzione o di un’iniziazione religiosa – soprattutto quando la verità
sulla procreazione trasmessa in maniera religiosa viene vista nel contesto vivo del sacramento del
matrimonio, che è infatti un mistero dell’ordine soprannaturale nel senso pieno del termine”.
Se viene tralasciato il rapporto fra procreazione e creazione, avvertiva Wojtyła, due sono le
conseguenze: “la prima è l’idea che la sfera della sessualità e della generazione appartengano al
dominio esclusivo e arbitrario dell’uomo, mentre in realtà egli è costretto a dominare se stesso”;

“la seconda invece è la convinzione che l’uomo sia l’unico e totale autore del suo amore e che lo costruisca secondo il modello ritrovato solo in se stesso e solo nella propria misura – mentre in realtà ogni amore autentico viene da Dio e l’uomo lo dovrebbe costruire mantenendo le proporzioni soprannaturali e non solo le naturali”. La questione dell’educazione sessuale, riassumeva il futuro papa, richiedeva dunque grande attenzione e il fatto di ricordare sempre che “ogni opera di educazione è anche un’arte e richiede
una ‘tattica’, la più efficace possibile”.

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