Approfondimento. Dimensione vocazionale e orientamento scolastico

Vocazione, diritto della persona

Nella situazione attuale della scuola italiana, caratterizzata da scarsità di risorse e sovente da perdita di autorevolezza, di credibilità e da una forte strumentalizzazione ideologica, la formazione del cittadino non è sempre mirata alla crescita del futuro lavoratore aperto e socialmente partecipe.

In questa prospettiva è da ripensare l’orientamento delle giovani generazioni, non solo destinate a produrre e consumare, ma anche a realizzarsi nella solidarietà e nella costruzione di valori pienamente umani.

L’orientamento deve avere perciò una funzione preventiva per far fronte al disorientamento dei giovani, aiutandoli a cercare la loro strada e a realizzare la loro vocazione, al di là del criterio, dell’utile, del comodo, del superfluo e dell’insignificante.

Ci domandiamo: nella scuola italiana, intesa come fondamentale luogo educativo, la persona può aprirsi alla ricerca dei significati e del senso della vita? In altri termini, ai valori? Oppure essa è un “sentiero interrotto” da una società che Bauman chiama povera, liquida, effimera?[1]

In realtà la “vocazione” è una risposta ad un appello, è un diritto della persona che la scuola non può esimersi dal coltivare.

Già Carlo Nanni[2] si chiedeva se la vocazione nella scuola italiana è una parola assente o nascosta.

L’orientamento, come visione di prospettiva, di direzione e di sviluppo, si pone come mediazione nell’ambito della scuola per trovare un senso e per realizzare una vocazione al servizio del bene comune.

Quale orientamento educativo nella scuola? 

La scuola viene coinvolta a duplice titolo nei compiti dell’orientamento, in quanto:

  • Istituzione che favorisce e sviluppa l’orientamento educativo;
  • Espressione e ricerca di scelta di un indirizzo formativo, in vista della professione e della vocazione.

È utile richiamare – come paradigma – il quadro istituzionale e normativo in cui si colloca il ruolo primario dell’orientamento nella scuola. A questo riguardo riportiamo il primo articolo della storica Direttiva Ministeriale n. 487 dell’8 agosto 1997, in materia di orientamento, che indica le finalità di questo servizio fondamentale che la scuola deve erogare: “L’orientamento quale attività istituzionale costituisce parte integrante dei curricoli di studio e, più in generale, del processo educativo e formativo sin dalla scuola dell’infanzia. Esso si esplica in un insieme di attività che mirano a formare e a potenziare le capacità degli allievi di conoscere se stessi, gli ambienti in cui vivono, i mutamenti culturali e socio-economici, le offerte formative, affinché possano essere protagonisti di un personale progetto di vita, e partecipare allo studio e alla vita familiare e sociale in modo attivo, paritario e responsabile”.

Come si può notare, si parla espressamente di “personale progetto di vita”; come pure all’articolo 4 si richiamano le necessità e le modalità di “costruire un progetto personale” e di scoprire le “vocazioni” personali.

Come attuare l’orientamento a scuola 

L’orientamento, come fattore essenziale di ogni processo formativo, trova nella scuola lo spazio perché le giovani generazioni si formino e si preparino alle scelte della vita.

È difficile dire se oggi la scuola sia consapevole di questo suo compito ineludibile.

Tuttavia questa istanza è presente nelle attese anche inespresse della società e della gente e soprattutto nel mondo interiore dei giovani che si aprono alla vita.

Pertanto, nell’azione formativa della scuola l’orientamento è chiamato a realizzare le valenze orientative di tutte le discipline, promuovere nei giovani motivazioni e capacità decisionali attraverso delle proprie attitudini, competenze, aspettative e valori personali.

La scuola, dunque, in sinergia con le altre istituzioni formative, a partire dalla famiglia, si propone di rendere i giovani protagonisti nella scoperta e nello sviluppo del proprio progetto di vita e nella progressiva maturazione delle capacità decisionali.

La vocazione, come chiamata alla vita e alla realizzazione di sé secondo un appello trascendente, richiede di essere realizzata attraverso un processo lungo tutto l’arco della vita.

L’appello vocazionale, come “emozione privilegiata” secondo Marchand[3], avviene fin dalla più tenera età attraverso processi di identificazione e si sviluppa via via con la crescita dell’identità personale e delle diverse forme di maturità umane, come quelle lavorative, affettive, sessuali, sociali, morali e religiose.

Gli obiettivi orientativi della scuola pertanto sono concentrati anzitutto sull’acquisizione delle capacità progettuali, attraverso una crescente definizione di un progetto professionale/vocazionale e in secondo luogo in una adeguata capacità decisionale fondata sulla consapevolezza, la libertà e la responsabilità.

La scuola può orientare anche verso le vocazioni di “speciale consacrazione”?

La domanda suona apparentemente come strana e provocatoria, ma essa ha una sua validità e pertinenza in quanto, declinata in molteplici forme di identificazione e realizzazione, “tutti hanno una vocazione”, e “ogni vita è vocazione”[4].

C’è infatti la vocazione alla vita, alla professione, all’amore, alla realizzazione di sé, al servizio del bene e a forme di “speciale consacrazione” come il sacerdozio, la vita religiosa, missionaria, contemplativa, ecc.

Queste multiformi chiamate possono trovare posto nella scuola attraverso la meditazione delle discipline scolastiche che divengono orientative se presentano modalità di attuazione reali e fattibili, come è dato ritrovare nella filosofia, nella storia, nella letteratura, nell’arte, nelle discipline umanistiche, scientifiche e tecniche, ecc.

Appare chiaro che il docente, educatore/orientatore, deve essere aperto ad una presentazione di tutte le vocazioni con onestà scientifica e competenza didattica.

È doloroso ricordare come molti “germi vocazionali” vengono uccisi da docenti incompetenti, affetti da pregiudizi o portatori di chiare contro testimonianze vocazionali nella loro vita.

Per questa ragione occorre sviluppare nei giovani senso critico, capacità di resistenza alle “pressioni di conformità”, coraggio di reagire e capacità di proposte alternative, di contestazione e creatività.

Conclusione: per una pastorale vocazionale nella scuola

Ogni vita è vocazione e tutta la vita è vocazione: assumere nella scuola un’idea ampia di vocazione, superando la convinzione che la vocazione sia riferita solo ad alcune scelte particolari.

Obiettivo dell’animazione vocazionale anche nella scuola è la persona: occorre aiutarla a scoprire e realizzare la propria vocazione, qualunque essa sia, con un atteggiamento di gratuità.

Promuovere una nuova “cultura vocazionale”: in una società che ai giovani con una fragile identità propone una cultura “liquida”, senza valori e riferimenti definitivi, occorre promuovere la capacità di scelte per un punto di gratuità, disponibilità, fiducia in sé e nel prossimo, coraggio di grandi ideali.

[1] Z. Bauman, Vita liquida, Roma, Laterza, 2006

[2] C. Nanni, “Vocazione: parola assente o parola nascosta nella scuola?” in Vocazioni, n. 4, 1994, p. 17.

[3] F. Marchand, “Etapes de la vocation chez l’enfant et l’adolescent”, in La vie spiritelle. Supplement, n. 80, 1967 pp. 60-68.

[4] Cfr. Papa Paolo VI, Enciclica Popolorum progressio, n. 15, 26 marzo 1967; inoltre S. De Pieri, Orientamento educativo e accompagnamento vocazionale, Leumann (TO), ElleDiCi, 2000, pp. 46-48; e Orientare è educare. Studi e saggi psicologici e pedagogici, Padova, Libreriauniversitaria.it, 2012, Vol. I, pp. 334-335.

Scrive al riguardo Zelindo Trenti: “L’uomo si delinea come l’essere affidato a se stesso, è partecipe di un mondo complesso, avverte l’incompiutezza da cui è segnato e la vocazione che lo distingue. È chiamato a costruirsi” (Z. Trenti, “Dal progetto alla vocazione” in NPG, n. 4, aprile 2002, p. 20).

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