Il Discorso del Re

Rubrica a cura di: Andrea Papale

Il Discorso del Re (The King’s Speech)

Dopo la tematica del viaggio, dell’avventura “formativa” dei due film precedentemente recensiti, ci apprestiamo ora ad analizzare un film che ha in sé molte caratteristiche. Abbraccia ,ad esempio, il carattere storico-biografico descrivendo il delicato momento in cui l’inadeguato e balbuziente Albert, detto “Berthie”, figlio dell’ Anziano Re Giorgio V sale sul trono al seguito dell’abdicazione dello sregolato fratello maggiore Edoardo VIII che,pur di sposare una donna divorziata americana, rinuncia alla Corona.
Ciò che tuttavia attrae il pubblico, essendo infatti il vero fulcro del film,è quello che viene sintetizzato nel “sottotitolo” della pellicola: “Trova la tua Voce”. Come si è detto, Albert, Duca di York, interpretato magistralmente da Colin Firth, ha diversi problemi di pronuncia dati da uno status mentale intricato, da un nervosismo altalenante e da una timidezza sfrenata che lo portano a non, pur volendo,riuscire a “spiccicar” parola dinnanzi alle folle o a leggere discorsi durante pubblici eventi, pane quotidiano di ogni sovrano che si rispetti.
“In passato ad un Re bastava apparire rispettabile in uniforme e non cadere da cavallo,ora dobbiamo invadere le abitazioni del popolo per ingraziarcelo! Questa famiglia è stata ridotta alle più basse e spregevoli di tutte le creature: siamo diventati ATTORI!” Così, il disc. del re 1polemicamente comico, Re Giorgio V (interpretato da Sir Michael Gambon) descrive il mutamento dei tempi,di come i Sovrani non siano più semplici condottieri impettiti ma uomini di rappresentanza e di “pubblicità”, simboli viventi del loro Paese. Il discorso continua con un’analisi della non facile situazione europea di quegli anni “ … Chi si schiererà fra noi,i nazisti vali e il proletario abisso … Tu, Berth?” Il principe sente pesante il disc. del re 3su di sé il gravoso incarico di dover sopperire all’incompetenza del fratello,reso ancora più angustiante dal suo tartagliare. A questa situazione cerca di porre continue soluzioni, che si rivelano vane, la moglie di lui, Elizabeth,interpretata da Helena Bonham Carter,premurosa da essere quasi materna nei confronti dell’illustre marito, quella che noi abbiamo imparato a conoscere come la Regina Madre, si rivolgerà ,in fine,ad uno Specialista australiano, Lionel Logue . La composta eccentricità e i metodi del tutto non convenzionali di quest’ultimo personaggio,interpretato da uno sfavillante Geoffrey Rush, sono tali da colpire Elizabeth che decide di sottoporre alle cure dello stravagante suo suddito il Marito.

Inizia così la più profonda e personale parte del Film. Iniziando come uno scontro,anche duro, tra un medico irriverente,che tende ad annullare le “distanze” e termini come “Maestà” o “Sir”per facilitare un rapporto interpersonale e un paziente restio a farsi curare e mettersi “alla pari”, la trama scorre fluida dopo l’evento funesto della morte del Padre di Alberth, quest’ultimo decide di confidarsi e affidarsi a Lionel completamente e con una serie di divertenti scene di terapia vediamo come un Re,abituato agli onori del suo rango, si rotola per terra, impreca con veemenza, canta, urla vocali dalle finestre pur di ritrovare la sua voce, la sua Sicurezza. Riuscitissimo ritratto della Corte Windsor,il film di Tom Hooper ha vinto 4 Oscar (Regia,sceneggiatura,miglior film,miglior protagonista) servendosi di un cast d’eccezione, lasciando a noi, pubblico, la possibilità di un ampia e diramata riflessione. L’uomo solo, per quanto in alto stia,a se stesso non basta e questo lo si evince sin dalle prime scene della sopradescritta pellicola. Il “ritrovare la voce” è,non solo, una sfida per Berthie ma un chiaro invito rivolto a noi per riconquistare la sicurezza che ci serve per affrontare quotidianamente le sfide che ci si pongono davanti. Un’esortazione a non titubare, a pronunciare, senza balbettii di sorta, le nostre opinioni e senza esitazioni agire sulla realtà che altrimenti continua il suo corso non curandosi minimamente delle, ahinoi ,troppe “incerte esistenze”.

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