Strenna 2014 Don Pascual Chàvez Villanueva

1.1 Punto di partenza: la gloria di Dio e la salvezza delle anime

La gloria di Dio e la salvezza delle anime furono la passione di Don Bosco. Promuovere la gloria di Dio e la salvezza delle anime equivale a conformare la propria volontà a quella di Dio, che appunto vuole tanto la piena manifestazione del bene che è  Egli stesso, ossia la sua gloria, quanto l’autentica realizzazione del bene dell’uomo, che è la salvezza della sua anima.

In un raro frammento della sua “storia dell’anima”, Don Bosco confesserà (1854) il suo segreto circa le finalità della sua azione: << Quando mi sono dato a questa parte di sacro mistero intesi consacrare ogni mia fatica alla maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime, intesi di adoperarmi per fare buoni cittadini in questa terra, perché fossero poi un giorno  degni abitatori del cielo. Dio mi aiuti di poter continuare fino all’ultimo respiro di mia vita. Così sia >>.

Nello stesso testo, poco righe prima, aveva scritto:

<< Ut filios Dei, qui erant dispersi, congregaret in unum. Joan.c 11 v.52. Le parole del santo Vangelo che ci fanno conoscere essere il divin Salvatore venuto dal cielo in terra per radunare insieme tutti i figliuoli di Dio, dispersi nelle varie parti della terra, parmi che si possano letteralmente applicare alla gioventù de’ nostri giorni. Questa porzione la più delicata e la più preziosa dell’umana Società, su cui si fondano le speranze di un felice avvenire, non è per se stessa di indole perversa […] La difficoltà consiste nel trovar modo di radunarli, loro poter parlare, moralizzarli. Questa fu la missione del figliolo di Dio, questo può solamente fare la santa sua religione >>.

Alla base della scelta di fare l’Oratorio c’è la volontà salvifica di Dio, espressa nell’incarnazione del Figlio, mandato per raccogliere in unità attorno a sé gli uomini dispersi nei meandri dell’errore e su false strade di salvezza. La Chiesa è chiamata a rispondere nel tempo a tale divina missione di salvezza. L’Oratorio si inserisce dunque nell’economia della salvezza; è una risposta umana a una vocazione divina e non un’opera fondata sulla buona volontà di una persona.

A conferma di questo, leggiamo in una cronaca del 16 gennaio 1861: << Interrogato del suo parere intorno al sistema dell’efficacia della grazia risponde: io studiai molto queste questioni; ma il mio sistema è quello che ridonda alla maggior gloria di Dio. Che mi importa di aver un sistema stretto e che poi mandi un’anima all’inferno o che abbia un sistema largo purchè mandi anime in Paradiso? >>

Analoga l’esternazione del 16 febbraio 1876 sul suo modo di procedere nelle sue iniziative: << Noi andiamo avanti sempre sul sicuro; prima d’intraprendere le cose ci accertiamo  che è volontà di Dio che le cose si facciano. Noi cominciamo sempre le nostre cose colla certezza che è Dio che le vuole. Avuta questa certezza, noi andiamo avanti. Parrà che mille difficoltà si incontrino per via; non importa, Dio lo vuole e noi stiamo intrepidi in faccia a qualunque difficoltà >>.

Identiche alle finalità dell’Oratorio sono quelle dell’ << Opera degli Oratori >>, vale a dire della Società Salesiana, dell’ Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Cooperatori salesiani, dell’Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice; tutti sono animati, motivati e sorretti dallo stesso scopo. Bastino poche citazioni riguardanti i Salesiani, fra le moltissime che si potrebbero addurre.

Nell’introduzione alla prima redazione delle Costituzioni, Don Bosco affermava che i primi collaboratori ecclesiastici si erano associati con la << promessa di non occuparsi se non in quelle cose che il loro superiore giudicasse di maggior gloria di Dio e a vantaggio dell’anima propria >>. Si ripeteva nel successivo capitolo sul fine della Società: i Salesiani << si stringono a formare un cuor solo e un’anima sola per amare e servire Iddio >>.

Inoltre, l’11 giugno 1860 nella supplica inviata all’Arcivescovo di Torino per l’approvazione delle Costituzioni si leggeva: << noi sottoscritti unicamente mossi dal desiderio di assicurarci la nostra eterna salute ci siamo uniti a far vita comune a fine di poter con maggior comodità attendere a quelle cose che riguardano la gloria di Dio e la salute delle anime >>. Il 12 gennaio 1880 poi scriveva al Card. Ferrieri che l’obiettivo dell’opera salesiana era sempre il medesimo: << Credo di poter assicurare a Eminenza  Vostra  che i Salesiani non hanno altro fine che di lavorare alla maggior gloria di Dio, a vantaggio di Santa Chiesa, dilatare il Vangelo di  Gesù Cristo fra gli Indi Pampas e nella Patagonia >>.

Del resto Don Bosco  aveva già evidenziato la stessa finalità della nascente Società di San Francesco di Sales, scrivendo il 9 giugno 1867 ai Salesiani nella sua circolare che precedette di due anni l’approvazione della stessa Congregazione: << Primo oggetto della nostra Società è la santificazione dei suoi membri […] Ognuno deve entrare in società guidato dal solo desiderio di servire Dio con maggior perfezione, e di fare del bene a se stesso, s’intende fare a se stesso il vero bene è il bene  spirituale ed eterno >>.

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