PROPOSTA FORMATIVA-PASTORALE 2018-2019

 

 

IO SONO UNA MISSIONE

#perlavitadeglialtri

 

PREMESSA

La proposta pastorale di quest’anno ha come tema di fondo il “servizio responsabile”.

L’anno 2018-19 porta a compimento un triennio organizzato intorno a tre dei cinque nuclei della Spiritualità Giovanile Salesiana, che hanno una distensione ben precisa e fortemente unitaria:

 

ANNO NUCLEO EDUCATIVO-PASTORALE
2016/17 l’incontro personale con Gesù
2017/18 l’appartenenza gioiosa alla Chiesa
2018/19 il servizio responsabile nella vita quotidiana

 

Possiamo pensare ad una dinamica generativa che parte dall’incontro con Gesù e che ci orienta in due direzioni: quella dell’accoglienza della grazia che salva, ben chiarita dal tema dell’appartenenza e della comunione ecclesiale, che ci fa discepoli del Signore; e quella della testimonianza in uscita, rappresentata dalla necessità di diventare sempre di più missionari del Vangelo nel mondo e nella società in cui viviamo.

 

  1. NEL TEMPO DEL SINODO SULLA PASTORALE GIOVANILE

L’anno pastorale in corso segna la presenza del Sinodo dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si svolgerà dal 3 al 28 ottobre 2018.

Il Sinodo non ha l’intenzione di parlare genericamente dei giovani, ma di farlo a partire da un’ottica specifica, che è quella della “fede” e soprattutto del “discernimento vocazionale”. Puntando sull’idea di “pastorale giovanile vocazionale” il Sinodo desidera qualificare la pastorale giovanile in ottica vocazionale e far diventare patrimonio di tutti i giovani il discernimento a proposito della propria missione nel mondo e nella Chiesa.

In Evangelii gaudium vi è un passaggio di grande lucidità sull’argomento quando, parlando dell’identità del cristiano, si dice che «io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (n. 273). Un’affermazione molto forte e precisa: la missione non è un “fare”, ma un “essere”, cioè mi offre consistenza personale nella forma della generosità sistemica verso il prossimo.

Il passaggio dal “chi sono io?” al “per chi sono io?” è decisivo e segna un cambio di prospettiva radicale e imprescindibile. Questa mossa sinodale è kairologica, perché propone esattamente l’antidoto alla malattia tipica e specifica del tempo in cui siamo chiamati a vivere e operare dal punto di vista educativo e pastorale: il narcisismo sistemico, autistico e autoreferenziale.

 

  1. la corresponsabilità apostolica con i giovani

Il cuore della proposta pastorale consiste sostanzialmente nel pensare ai giovani come ai protagonisti della missione della Chiesa. Effettivamente il soggetto dell’evangelizzazione, come ben ci ricorda Evangelii gaudium al n. 120, è la Chiesa nel suo insieme, perché

 

«in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr. Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni».

 

E i giovani, in quanto battezzati, sono soggetti attivi della missione della Chiesa. Essi possono prendere consapevolezza della propria vocazione nella Chiesa solo nella forma della condivisione evangelica di vita e della corresponsabilità apostolica. Non è possibile entrare nel ritmo della fede al di fuori di un’esperienza ecclesiale coinvolgente che abbia la forma di un evento sempre inedito capace di generare simpatia, accoglienza e imitazione da parte dei giovani.

Questo è il punto qualificante della pastorale giovanile, perché il cristianesimo è nella sua essenza un evento di donazione e quindi esso “si impara” solo attraverso il contatto con una testimonianza capace di generare sequela e imitazione: non nel sapere teorico, né nel ripetere scolastico, né nel contemplare spirituale, ma nel servizio concreto, nell’esperienza della dedizione reale si fa esperienza di Dio, della sua Chiesa e del suo Regno che viene.

 

  1. TITOLO E HASHTAG

Il titolo è preso da un’espressione di Papa Francesco, contenuta nella Evangelii Gaudium al 273: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo».

Il sottotitolo #perlavitadeglialtri, messo in forma di hashtag, è stato ripreso anch’esso da un’espressione di Bergoglio in EG, ed è inteso come piccolo strumento comunicativo che si usa molto sui social per raggruppare eventi, situazioni ed esperienze.

 

Tema del nuovo anno pastorale:

 

IO SONO UNA MISSIONE

#perlavitadeglialtri

 

La realizzazione di tema formativo passa necessariamente attraverso l’esperienza carismatica della Comunità Educativa Pastorale.

All’interno della CEP viene condivisa una maggiore consapevolezza e una più efficace corresponsabilità dei suoi membri nell’ambito della stessa missione pastorale; ciò assicura il funzionamento del Consiglio della CEP fino a raggiungere una organizzazione della pastorale coordinata e pianificata.

 

 

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